CHIMENTI ELENA
"Le sculture che realizzo sono simili a degli schizzi fatti su carta con la matita, d’impulso osservando il soggetto, riproducendolo però nelle tre dimensioni."
Elena Chimenti nasce a Livorno nel 1977, città dove tuttora vive. Si forma in ambito artistico e si specializza in oreficeria, frequentando successivamente corsi di design del gioiello e di cerista orafo. Per quasi vent’anni lavora come orafa in laboratori di Pisa e Livorno, dedicandosi al disegno e alla realizzazione di gioielli. È proprio attraverso l’uso dei sottili fili d’oro e d’argento che nasce il soprannome “Filomena”, oggi divenuto il nome con cui firma la propria ricerca artistica: Filomena Wire Art.
Da sempre appassionata di disegno, arte e artigianato, Chimenti si avvicina progressivamente al filo di ferro come strumento espressivo, fino a trasformarlo nel materiale principale della propria ricerca e ad abbandonare l’oreficeria per dedicarsi alla scultura.
Le sue opere nascono dal vuoto. È l’assenza, più che la materia, a definire le forme: sottili fili di ferro attraversano lo spazio come tratti di matita, costruendo figure essenziali, leggere e quasi impalpabili. La quantità di materia è ridotta al minimo, ma proprio questa sottrazione permette alla forma di acquistare forza e alla scultura di suggerire, più che dichiarare.
Il filo diventa così un segno tridimensionale, simile al tratto di un carboncino con cui l’artista disegna nello spazio anche le ombre. I vuoti lasciati tra i fili diventano parte integrante dell’opera e aprono uno spazio all’immaginazione. La luce, proiettandosi sulle sculture, completa ulteriormente il lavoro, generando ombre e variazioni che ne modificano la percezione e l’espressione.
I soggetti nascono principalmente dalla natura e dal mondo animale, sua grande fonte d’ispirazione. Le figure, sobrie e sfrondate, non cercano di imporsi allo sguardo, ma lo accompagnano in un percorso fatto di tracce, assenze e presenze. Nei suoi animali sembra riaffiorare una relazione più istintiva e autentica con il mondo naturale, una possibilità di riconnettersi a qualcosa che l’essere umano contemporaneo ha progressivamente perduto.
Nelle sue sculture esiste una forma di silenzio: il non detto diventa invito all’ascolto, mentre ciò che è soltanto suggerito chiede allo spettatore di completare l’opera con il proprio sguardo. La sua ricerca nasce così dall’essenzialità e dalla sottrazione, ma porta con sé una poesia intensa e delicata, capace di trasformare un semplice filo di ferro in una presenza.
Le sue opere sono state esposte in diverse collettive d’arte contemporanea in Italia, tra cui a Genova, Saluzzo e Impruneta, e in occasione di un’installazione presso l’Ippodromo di Bologna, realizzata in collaborazione con l’architetto Juri Boschetti.

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